Muse
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 Re: Giovane Holden
Ho trovato questa:
IL GIOVANE HOLDEN
(The catcher in the rye)
Il diciassettenne Holden Caufield è un adolescente ribelle che poco prima di un Natale dei primi anni '50 viene espulso dall'Istituto Pencey, college della Pennsylvania. Il giovane, senza dire nulla ai genitori, ne approfitta per intraprendere la sua piccola avventura nella Grande Mela dove inizia a vagare tra locali e stamberghe in cerca delle emozioni del mondo adulto e, in fondo, della sua stessa maturità che sente vicina e della quale tutto sommato ha paura.
Holden è sì un giovane coraggioso e ribelle, ma in fondo è soprattutto un bravo ragazzo che vuole soltanto realizzare un suo piccolo sogno di libertà prima di fare rientro a casa. Durante questa breve esperienza Holden rimpiange quella sua "infanzia schifa" che progressivamente si vede sfuggire di mano; teme l'approssimarsi dell'età adulta che percepisce fatta di falsità ed apparenza e critica rabbiosamente la società americana che è così distante dal suo modo fatto di amicizie, affetti e sincerità.
Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua "infanzia schifa" e le "cose da matti che gli sono capitate sotto Natale", dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ognuno ha potuto leggervi la propria rabbia e assumere il protagonista ad "exemplum vitae".
Leggete questo libro diverrà sicuramente il vostro preferito.
L'autore: Jerome D. Salinger
Nato negli Stati uniti nel 1919, Salinger affronta il problema dell'alienazione giovanile nella New York del secondo dopoguerra con una straordinaria capacità narrativa: Salinger più che scrittore è un vero e proprio attore che nei suoi romanzi interpreta ciascuno dei suoi personaggi. Tra le opere principali si segnala Il giovane Holden (1951), Nove racconti (1953), Franny e Zooey (1961), Alzate l’architrave, carpentieri (1963).
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I feel the light betray me..... L.P.
L'amore è l'elemento in cui viviamo. Senza di esso vegetiamo appena (Lord Byron)
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Muse
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 Re: Giovane Holden
Oppure:
J.D.Salinger - Il giovane Holden - Einaudi, Torino, 1997, pp. 248.
traduzione di Adriana Motti.
Ritorna in libreria, in un'ennesima ristampa, questo classico, manifesto di una generazione-contro (andata al potere nel frattempo). Vi si narra del giovane Holden Caulfield che espulso dal prestigioso college Pencey, prima di rientrare a casa con la ferale notizia, girovaga per New York, incontra amici, fidanzate, prostitute, professori. Si ubriaca, esce sotto la pioggia, si bagna fradicio e si becca una polmonite. Tutta qui la "trama". Ma è il ron-ron interiore ad essere di scena. Holden è un young angry man, un giovane arrabbiato, antisistema, e pervaso da umori anti-istituzionali. Odia il denaro, la borghesia, la stupidità dei coetanei. Ma perché è arrabbiato Holden? È forse un comunista? Un homme révolté? Nel romanzo non è detto. La rabbia, la rivolta, non è l'oggetto esplicito della narrazione, ma un suo pre-testo, qualcosa che anche dal punto di vista della scrittura è accaduta prima. Forse la rottura col mondo è decisa da una ragione privata: la morte di un fratello amato. Ragione sufficiente per staccarsi dalla vita, ma non necessaria per la generazione del '68 che non prevedeva le motivazioni esistenziali nel dichiarare guerra al mondo, e che lesse perciò questo romanzo pescandovi secondo le proprie urgenze interiori. Quella generazione leggeva nel libro il rifiuto etico, e quindi "politico", del processo di socializzazione canonico, quello che procede per cerchi concentrici: l'io, la famiglia, il college, la classe di appartenenza, l'America, il mondo. Di questa serie scartava tutto, fuorché l'io e le sue ragioni in contrapposizione a tutto il resto.
Lo stile del libro è volutamente trasandato, senza che la disadorna quanto sapiente negligenza del tratto non suggerisca comunque il pericolo di un manierismo incombente. La voce narrante sembra poi quella di Lee Marvin: spiccia, senza fronzoli. Se Holden deve fare un tema, è un "maledetto" tema; naturalmente il giovane si sdraia su un "dannatissimo" letto, e se parla della "vecchia" Phoebe, non equivochiamo, non è che la sorellina di Holden.
Sicuramente nel '51, quando uscì, il romanzo era davvero nuovo ed eversivo. Ed anche la sciattezza stilistica era una forma di rifiuto del perbenismo borghese e letterario. Oggi la carica di novità e di eversione è stata assorbita dai numerosissimi epigoni e dalla pletora di arrabbiati automatici e anche un po' di lusso (rockers, beats, hippies etc) che seguirono. Tuttavia a differenza di tanti giovani dei '60 (e di oggi) che considerano il giovanilismo una meta e una forma immobile dell'essere, Holden-Salinger la pensa ancora come il "vecchio" Shakespeare secondo cui "Ripeness is all" (la maturità è tutto), e la giovinezza dunque un tratto biologico della vita umana, non già una condizione permanente dello spirito. Dice infatti il professor Antolini in finale di romanzo al confuso Holden in cerca dopotutto di dialogo con gli adulti intelligenti ( e i due dialoghi con i professori, all'inizio e alla fine, sono tra le cose più pregevoli del romanzo): « Ciò che distingue l'uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa».
Non c'è dato sapere quanto e come i giovani di oggi leggano questo romanzo. Ma a meno che non facciano l'inevitabile errore di considerare il mondo nato con loro, scopriranno, leggendolo, quanto sia stato problematico per ogni generazione l'incontro col paradosso del vivere. Scriveva Paul Nizan qualche generazione prima in un libro (Aden Arabie) che sembra anticipare le atmosfere salingeriane: « Avevo vent'anni: non consentirò a nessuno di dire che è l'età più bella della vita. Tutto minaccia di rovina un giovane: l'amore, le idee, la perdita della propria famiglia, l'ingresso fra gli adulti. È duro apprendere la propria parte nel mondo».
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