Perdere qualcuno di veramente importante (per quasiasi ragione)
è come un travaglio.. perché assomiglia a quello del parto,
è un dolore fisico, estremo, totale, che assale il corpo e l'anima
come un'onda. Ma anche perché è un vero lavoro, un travaglio
appunto, che assorbe energie, giorno dopo giorno, notte dopo notte.
Ti abbandona e ti riprende, va e ritorna, sembra sparire e poi
improvvisamente è ancora lì, come fa l'oceano, quando c'è l'alta marea.
E tu devi piegarti, lasciarti attraversare dalla sofferenza, aspettando
che arrivi la risacca. La mente attraversa tempeste emotive continue
e cerca di sopravvivere come può. Impara a navigare a vista,
a cucire insieme un minuto dopo l'altro. Finché qualcosa cambia.
E integri il ricordo in un presente meno doloroso. Quando stai meglio
ti volti indietro e inizi a riflettere su ciò che hai vissuto.
Come un pescatore tornato in porto, guardi le reti e ti accorgi con
stupore che non sono vuote. Perché la sofferenza spezza il tempo
e fa da spartiacque: c'è un prima e un dopo. Tu non sarai mai la stessa
persona. Con chi hai amato muore per sempre ciò che sei stato fino ad allora.
Perdi un'identità che si connotava anche attraverso di lui o di lei.
Ma ne acquisisci un'altra. Più forte e più fragile, più dura e più dolce.
Più complessa. Certamente più profonda. E forse migliore.
____________
Ho iniziato a sperare
che l'anima suoni per sempre..
che dagli errori si possa imparare
ma senza.. farsi del male!














































